«Nei romanzi di Andrea Bouchard l’immaginazione dei ragazzi invade e trasforma il mondo adulto, mostrando quali sono davvero le cose importanti».

Andersen

Ad un mese circa dalla Giornata della Memoria, esce nelle librerie, edito da Salani Editore (pp. 320, 14,90€), Fuochi d’artificio – Il piano segreto di quattro giovanissimi partigiani, di Andrea Bouchard.

Un romanzo adolescenziale ma non solo, una bellissima storia d’amicizia e d’amore per la patria, con protagonisti dei ragazzini, costretti a crescere velocemente, ma che con la loro ingenuità e purezza d’animo, riescono ad incarnare il vero spirito della Resistenza e del nazionalismo.

Marta ha 13 anni, tutti la trattano da bambina, ma quando un giorno il fratello Davide, di 14, le propone di aiutare la Resistenza contro nazisti e fascisti, all’insaputa degli stessi partigiani, che non li accetterebbero alla loro età, lei dice sì.
Il fratello inoltre, coinvolge anche Marco, un ragazzino di cui lei è innamorata e dopo aver conosciuto dei partigiani si convince che è la cosa più giusta da fare. Ben presto si ritroverà dentro un’avventura più grande di lei, con pericoli spaventosi, ma che le permetterà di tirare fuori grinta, fantasia e coraggio, riuscendo nell’impossibile: scardinare la guarigione nazista della zona.

Contrariamente alle città in rovina a causa dei bombardamenti, Fuochi d’artificio ambienta le sue vicende sullo sfondo delle montagne piemontesi, in un territorio, come spiega la nonna di Marta, dove ancora si può sperare di sopravvivere grazie ai doni dell’orto e della pesca.

La speranza, la voglia di farcela, il coraggio ed anche un briciolo di pazzia, permettono al gruppo e soprattutto a Marta, di raggiungere degli obiettivi importanti, lì dove i partigiani da soli non riescono.

Niente però sembra inverosimile nel romanzo, che con occhi disincantanti, riuscendo a mostrare la guerra a misura di ragazzino, non la fa vedere meno brutta e pericolosa, bensì come un mostro che fa paura, ma come tutte le paure, utile per rafforzare il carattere di ognuno.

Diviso in quattro parti, il libro del maestro elementare e cantautore romano, è inoltre carico di tensione e suspense e sin dalle prime pagine inoltra il lettore, bambino, adolescente o adulto, in uno dei periodi più tristi della nostra Storia, facendolo però riflettere ed emozionare.

Bouchard ci aveva già deliziato nel 2011 con Magica amicizia e nel 2013 con Il pianeta senza baci (e senza bici), Fuochi d’artificio – Il piano segreto di quattro giovanissimi partigiani è un romanzo più maturo, più articolato, ma non per questo meno diretto ai lettori in erba. È un piccolo gioiello, facilmente includibile tra gli altri romanzi dedicati al periodo, degno di essere letto da tutti, perché la Storia è per tutti, grandi e piccoli.

Alice Bianco



http://www.lavocedivenezia.it/fuochi-dartificio-gli-adolescenti-e-la-resistenza-raccontati-da-bouchard/

       La recensione di Arianna

 

Fuochi d’Artificio è un racconto avvincente, un racconto pieno di speranza, amore, coraggio e forza, ma anche di freddo, fame, paura e dolore. E’ la fantastica storia di una resistenza che non possiamo dimenticare. Una resistenza che ci appartiene e vive nel profondo di tutti noi. Che ci ha liberati dall’odio e ci ha trasmesso valori che tutti dobbiamo ritrovare nella nostra quotidianità. Una resistenza che abbiamo il dovere di raccontare ai nostri figli. Ma non è solo questo...: è la Nostra storia, vista da occhi diversi. Occhi di bambina, eppure ardenti di coraggio e di passione. Occhi di partigiana, occhi attraverso i quali anche noi, ora, dopo tanto tempo, possiamo riuscire a vedere il mondo. E’ il perfetto equilibrio tra Storia e Fantasia: pieno di dura realtà, così vicino a noi, ma sempre tinto da quella punta di meravigliosa speranza, quasi ingenua, che a volte solo gli occhi di un bambino riescono a cogliere. Ed è proprio questo che lo rende un libro adatto ad ogni età. Fuochi d’Artificio mi ha fatto sorridere, ridere e mi ha addolcito il cuore, ma è stata la sua autenticità a commuovermi. Mi sono ritrovata a cantare “fischia il vento” in una piazza piena di partigiani, ho camminato sulle alte montagne, ho attraversato ruscelli, ho avuto freddo, fame, paura, ma ho vissuto la resistenza. Ed ho desiderato di farne parte.
E forse è proprio questo il punto. Fuochi d’Artificio mi ha dato un grande dono, oltre a quello del piacere di leggerlo: la voglia di Resistere, davanti ad ogni ostacolo, che sia un soldato nazista o un professore di latino. La voglia di continuare a parteggiare, sempre, lottando per le mie idee.
Arianna Marchese, 15 anni

 

Recensione spassosa

 

Visto che a scuola la storia è noiosa... il mio meraviglioso ex maestro ha avuto la splendida idea di scrivere un libro sulla Seconda guerra mondiale, in modo che senza avere il bisogno di studiare uno può leggere il libro e imparare lo stesso però più velocemente e senza annoiarsi. Questo libro è perfetto, in poche parole parla dei partigiani e dei tedeschi. Devo dire che a volte sono rimasta senza parole per via delle scene commuoventi ed erano descritte talmente nei minimi particolari da fare commuovere persino le persone col cuore di pietra. Insomma il libro è fantastico, se lo comprate leggetelo così evitate di annoiarvi o addormentarvi in classe durante l'ora di storia... E tanti complimenti al mio ex maestro delle elementari... Ottima trovata.
 
Martina , 11 anni

 

 

PARTE PRIMA

Senza farci scoprire

 

  

Aprile 1944, alpi piemontesi

 

  Forse non mi perquisiscono 

  

  1. Mio padre frena così all'improvviso che la ruota di dietro della bicicletta si blocca, scavando un solco nella strada sterrata.  Io scivolo lungo la canna contro il perno del manubrio, che mi si conficca nella gamba; ma non dico nulla, neanche "Ahi", perché sono abituata a non lamentarmi mai.

    "Perdonami" si scusa, mentre accenna a girare per tornare indietro.

    Il rumore di uno sparo mi assorda e rimbalza sull'altro lato della stretta valle, con un'eco secca. Rimango immobile, senza respirare, ma il cuore non parte impazzito, come le prime volte che ho sentito i colpi di arma da fuoco. Cerco lo sguardo di mio papà per rassicurarmi, ma lo vedo impallidire. Mi sento persa.

    Giù, in fondo al rettilineo, ci sono tre soldati tedeschi con una moto che sbarra il passaggio. Non si sono mai visti posti di blocco su questa stradina, che a mezza costa congiunge solo pascoli e baite di pastori isolate.

    "AVANTI! VENIRE AVANTI!" grida uno di loro, facendo grandi cenni con la pistola con cui ha sparato in aria.

    Mio padre scende lentamente dalla bicicletta e mi sussurra: "Cammina davanti a me e tieni tu il manubrio". Toglie dalla sua borsa di pelle una grossa busta gialla e me la infila sotto la canottiera, contro la schiena. "Mettiti la maglietta ben dentro i pantaloni, guai se dovesse cascare".

    Obbedisco, ma la sento enorme e sono sicura che noteranno il rigonfiamento, nonostante il maglione che indosso.

    Cammino guardando oltre i soldati, verso le montagne, per cercare rifugio dal panico che mi sta assalendo. E' una splendida mattina di primavera; il sole, appena sorto, illumina le cime rocciose di fronte a noi e ci metterà ancora un po' ad arrivare da questo lato della valle. Vorrei chiudere gli occhi, riaprirli, e ritrovarmi già al sole, oltre il posto di blocco, ed abbracciare mio papà così forte da fargli male.

    "MANI IN ALTO!" Una voce gelida, abituata a comandare, mi riporta alla realtà. L'ufficiale ha rimesso la pistola nella fondina, ma gli altri due tengono il mitra puntato all'altezza delle nostre pance.

    Lascio cadere la bicicletta e tiro su le mani, più in alto che posso, col risultato di sfilare la maglietta dai pantaloni, sui fianchi. Arrossisco per la vergogna di aver fatto già uno sbaglio e rilasso un po' le braccia, ma ormai la canottiera è fuori.Un giovane ufficiale con gli occhi azzurri mi dice: "Bambina giù!" facendomi cenno di abbassare le mani.

  2. Io ho 13 anni e mi infurio quando mi dicono ‘bambina'; maledico la mia bassa statura e il mio corpo magro, non ancora sviluppato. Ma ora ringrazio Dio dieci volte che mi abbia chiamato così, e con quel tono. Le bambine non sono pericolose e fanno tenerezza. Le bambine non si perquisiscono. Forse. Di solito. Ma ormai ho capito che in questa guerra non ci sono regole certe. Abbasso le braccia lentamente e le lascio rigide, aperte, senza il coraggio di sistemare la maglietta.
  3. Un soldato si avvicina a mio padre e gli passa le mani sui fianchi per controllare che non abbia armi; gli prende il portafoglio e lo consegna al superiore, poi va a recuperare la borsa, accanto alla bicicletta. 

    "Ah, signor Bertin, lei ingegnere capo alla Fiat" dice l'ufficiale guardando i documenti, "può abbassare mani".

    "Sì, signor tenente. Lavoriamo anche per il vostro esercito” risponde  simulando un orgoglio fascista.

    "Perché fermati quando visti noi?"

  4. "E' stato l'istinto di proteggere la bambina. Temevo fosse in corso un combattimento. Mi scuso, ho sbagliato, ma non ho niente da nascondere" afferma tranquillo indicando la borsa.

    Grande! E' stato grande. Ha parlato dissimulando l'ansia alla perfezione.  Io invece non sono all'altezza. Sento il viso infuocato e le vene che si gonfiano a ogni battito, nella gola e sulle tempie; sicuramente li insospettirò.

    Il tenente controlla il contenuto della borsa, mentre i due soldati continuano a tenere i mitra puntati contro di noi e ogni tanto gli lanciano un'occhiata, quasi aspettassero da un momento all'altro ordine di fare fuoco. Io ho la bocca secca e imploro il sole che faccia presto ad arrivare, come se il suo calore avesse il potere di sciogliere quell'incubo.

    Alles gut. Tutto a posto” dice l’ufficiale, “Potete andare”.

    Mi sento evaporare di sollievo.

    Riconsegnano la cartella a mio padre che ringrazia e va a recuperare la bicicletta.

    Poi il tenente fa un passo verso di me e i ciottoli della strada stridono sotto i suoi stivali neri. Un rivolo di sudore mi scende lungo il collo, nonostante l'aria fresca.

    "Come tuo nome?" mi chiede.

    Prima di abbassare gli occhi faccio in tempo a vedergli le labbra che si aprono in un sorriso, mentre lo sguardo resta duro, come se le gli occhi e la bocca non fossero collegati. Vorrei rispondere, ma non mi esce la voce. Mi sento la busta enorme contro la schiena, trattenuta solo da un lembo di maglietta al centro. Mio padre si affianca con la bicicletta e saluta i soldati.

    Mentre mi siedo sulla canna, la maglietta si sfila completamente e la busta non cade solo perché mio papà mi stringe al petto.

    Dopo poche pedalate si sente di nuovo, forte, la voce dell'ufficiale: "SIGNOR BERTIN! TORNARE INDIETRO".

     

     

     

     


 

"Nei romanzi di Andrea Bouchard l'immaginazione dei ragazzi invade e trasforma il mondo adulto, mostrando quali sono davvero le cose importanti." Rivista Andersen

Andrea Bouchard organizza a Roma dei corsi di scrittura per bambini e ragazzi e corsi di formazione e aggiornamento per genitori ed insegnanti.

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